La Coppa UEFA/Europa League è stata a lungo il terreno naturale delle squadre italiane: per profondità di rosa, abitudine alle notti europee e “mestiere” nelle sfide a eliminazione diretta. Anche oggi, ci sono 2 squadre italiane in corsa per vincerla, ovvero Roma e Bologna. Entrambe le compagini italiane sono tra le favorite, come si può evincere consultando le quote europa league minuto per minuto sui portali autorizzati.
Proprio per questo, le sconfitte in finale rimediate dalle squadre italiane hanno spesso lasciato cicatrici particolari, perché arrivavano dopo percorsi durissimi e perché, in più di un caso, hanno raccontato svolte storiche (cambi di formato, rigori, episodi che diventano memoria collettiva). Di seguito, tutte le 7 finali di Coppa UEFA ed Europa League perse da club italiani.
Juventus-Fiorentina (1990)
La Fiorentina arriva all’ultimo atto dell’edizione 1989/90 e trova dall’altra parte una Juventus esperta e pragmatica. Il format è ancora su doppia sfida: l’andata a Torino finisce 3-1 per i bianconeri, risultato pesantissimo perché costringe i viola a inseguire con margini stretti. Il ritorno termina 0-0 (giocato in campo neutro ad Avellino) e consegna il trofeo alla Juve: per la Fiorentina resta l’amarezza di una finale “di gestione”, decisa soprattutto dall’efficacia juventina nel primo episodio della doppia sfida e dalla capacità di congelare il risultato nel secondo.
Inter-Roma (1991)
Un anno dopo, un’altra finale a tinte tricolori: Inter-Roma, sempre su due partite. I nerazzurri vincono 2-0 a San Siro, un vantaggio che sembra mettere la coppa in cassaforte; la Roma reagisce nel ritorno all’Olimpico vincendo 1-0, ma senza riuscire a completare la rimonta. È una di quelle finali che si ricordano per la sensazione di “occasione doppia”: da una parte l’Inter che costruisce la vittoria nella gara d’andata, dall’altra la Roma che, spinta dall’Olimpico, capisce troppo tardi di poter far male ma si scontra con la necessità di segnare ancora. Per i giallorossi rimane una delle notti europee più intense della propria storia, conclusa però senza il trofeo.
Juventus-Parma (1995)
Nel 1994/95 la finale è ancora un affare italiano, ma cambia il sapore: la Juventus, già abituata a palcoscenici enormi, trova un Parma in piena ascesa europea. All’andata al Tardini i ducali vincono 1-0; al ritorno a San Siro finisce 1-1, e il Parma alza la coppa. Per la Juve è una sconfitta particolare: non solo perché arriva contro una rivale nazionale, ma anche perché il ritorno si gioca davanti a un pubblico gigantesco e in un contesto che, per peso e atmosfera, sembra favorevole. E invece il Parma, più leggero e chirurgico, difende il vantaggio e si prende un titolo che certifica l’ingresso stabile tra le grandi d’Europa di metà anni ’90.
Inter-Schalke 04 (1997)
La finale 1996/97 segna un passaggio storico: è l’ultima Coppa UEFA con doppia gara. L’Inter perde 1-0 in Germania, poi vince 1-0 a Milano e porta la sfida oltre i 180 minuti, fino ai rigori: lì lo Schalke 04 è più freddo e si impone 4-1 dal dischetto. È una finale che, a distanza, si racconta come una sequenza di “micro-episodi” che si sommano: una vittoria per parte, stessa misura, e poi la lotteria che non perdona. Per i nerazzurri è una ferita sportiva netta, perché la coppa sembra lì, a un passo, e invece scivola via nel momento più emotivo e aleatorio.
Inter-Lazio (1998)
Nel 1997/98 la competizione cambia formato: finale in gara unica e in campo neutro. E proprio in quell’edizione arriva la prima finale “moderna”, un derby italiano a Parigi tra Lazio e Inter. Finisce 3-0 per i nerazzurri al Parc des Princes, con una partita che scivola rapidamente dalla parte interista e diventa quasi una fotografia della loro superiorità in quella serata. Per la Lazio l’amarezza è doppia: perdere una finale secca significa non avere la “seconda chance” del ritorno, e farlo contro una connazionale rende tutto ancora più bruciante. Per l’Inter, invece, è una vittoria simbolica anche perché inaugura il nuovo modo di assegnare il trofeo.
Siviglia-Inter (2020)
Dopo molti anni, un’italiana torna a giocarsi l’Europa League in un contesto irripetibile: la finale del 2019/20 si disputa a Colonia, a porte chiuse, in piena emergenza sanitaria. L’Inter di Conte lotta, ma perde 3-2 contro il Siviglia: una partita viva, con capovolgimenti e momenti che restano scolpiti, compreso l’episodio decisivo nel finale che indirizza definitivamente la coppa verso gli spagnoli. Il dettaglio del “silenzio” dello stadio conta: una finale senza tifosi cambia inerzia emotiva, gestione dei momenti e percezione stessa dell’evento. Per l’Inter è una sconfitta dolorosa perché arriva al termine di una gara in cui la squadra è dentro fino all’ultimo, ma anche perché il Siviglia conferma una tradizione quasi unica nel trasformare l’Europa League nel proprio habitat naturale.
Siviglia-Roma (2023)
La Roma di Mourinho arriva in finale nel 2022/23 e affronta ancora il Siviglia, la squadra-record della competizione. Finisce 1-1 dopo tempi supplementari e si va ai rigori: qui gli spagnoli vincono 4-1, lasciando i giallorossi con la sensazione di aver avuto la partita tra le mani in diversi tratti e di essersela vista sfuggire nel momento più crudele. È una finale che pesa anche per l’accumulo di tensione: l’equilibrio tattico, la gestione nervosa, l’idea che un episodio possa decidere tutto. Quando la coppa si sposta sul dischetto, il margine diventa microscopico e la Roma paga dazio. Nel racconto complessivo delle finali perse dalle italiane, questa è tra le più “moderne” nel senso pieno del termine: decisa dai dettagli, dai centimetri e da un format che non concede appelli.
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