C’è chi trascina con i gol, chi con le giocate spettacolari e chi, invece, incide in silenzio, diventando fondamentale senza mai finire davvero sotto i riflettori. Weston McKennie appartiene senza dubbio a quest’ultima categoria. I numeri parlano chiaro: 14 partite a voto, 2 assist e, soprattutto, una certezza che pesa più di qualsiasi bonus: da quando è arrivato Luciano Spalletti è sempre stato titolare alla Juventus. Ogni estate la storia sembra ripetersi:
McKennie è tra i primi nomi sulla lista dei possibili partenti, un giocatore “sacrificabile”, utile per fare cassa o per liberare spazio. E ogni anno, puntualmente, riesce a ribaltare le gerarchie. Non con proclami o prestazioni roboanti, ma con una continuità tattica e mentale che lo rende un gregario perfetto, uno di quelli che ogni allenatore vorrebbe avere. Spalletti ne ha capito subito il valore: inserimenti intelligenti, intensità costante, duttilità che gli permette di occupare più ruoli senza mai abbassare il rendimento. McKennie è il classico giocatore che fa funzionare meglio chi gli sta accanto, coprendo spazi, leggendo le situazioni e dando equilibrio alla squadra. Non è il primo nome sul tabellino, ma spesso è quello che permette agli altri di finire sul tabellino.
Anche al Fantacalcio il suo profilo resta sottovalutato. Non è un centrocampista da doppia cifra, ma è una garanzia di voto, minutaggio e solidità, qualità fondamentali soprattutto nelle stagioni lunghe e logoranti. In un calcio sempre più legato ai numeri, McKennie continua a dimostrare che l’utilità non si misura solo con gol e assist. Leader silenzioso, eterno “sopravvissuto” al mercato, Weston McKennie è ancora una volta lì: meno celebrato di altri, ma sempre decisivo. E forse, proprio per questo, indispensabile.
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