Pellegrino-Piccoli: appeal e titolarità nella nuova avventura

Il domino degli attaccanti che ha scosso il mercato di Fiorentina e Bologna nella settimana di Ferragosto porta con sé due situazioni tatticamente opposte. Da una parte una gerarchia che sembra già scritta, dall'altra un ballottaggio vero, aperto, che si deciderà probabilmente solo nelle prime giornate di campionato. Vale la pena entrare nel dettaglio dei moduli e dei meccanismi che i due nuovi tecnici, Grosso e Tedesco, stanno provando.


Il primo dato da fissare è tattico prima ancora che gerarchico: Grosso non ha ancora deciso il modulo definitivo. Il suo marchio di fabbrica resta il 4-3-3, ma la rosa viola, orfana di esterni offensivi puri, ha svolto tutto il precampionato con un 4-3-2-1 a due trequartisti alle spalle dell'unica punta. È un dettaglio che pesa parecchio sulla lettura di Pellegrino: in un sistema con una sola prima punta, l'argentino e Kean non possono coesistere, e uno dei due resta fuori.


La gerarchia però appare abbastanza nitida. Kean è il centravanti designato e Grosso lo ha già indicato come riferimento assoluto del reparto. Pellegrino arriva esplicitamente per fare da alternativa non per una staffetta alla pari. 


Qui entra in gioco l'aspetto tecnico-tattico più interessante: Kean e Pellegrino sono due punte profondamente diverse, e questo dà a Grosso una vera flessibilità di piano gara. Kean nell'ultima fase ha giocato spesso allargandosi sulla fascia, più coinvolto nella manovra e meno fisso come riferimento centrale. Pellegrino, al contrario, è un centravanti "boa": 1,92 di altezza, mancino, straordinario nei duelli aerei, abituato a giocare spalle alla porta e a fare da sponda. A Parma, Cuesta gli aveva costruito il gioco attorno, sfruttando i cross dalle fasce.


Questo significa che se la Fiorentina dovesse affrontare avversari che chiudono bene gli spazi centrali, Pellegrino diventa l'opzione naturale per cambiare in corsa.
Per il fantacalcio è un identikit chiaro: titolarità da vice, con margini di impiego legati al tipo di partita più che a un ballottaggio aperto.

 

Situazione diametralmente opposta a Bologna. Tedesco ha scelto anche lui un impianto con doppia opzione di modulo 4-3-3 o 4-2-3-1 con centrocampo che varia da due a tre uomini a seconda dell'assetto  ma a differenza di Grosso non ha ancora un padrone della maglia da centravanti. Anzi: le probabili formazioni circolate finora indicano quasi tutte Dovbyk/Piccoli come ballottaggio aperto, senza un favorito netto.

 

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I due profili sono più simili di quanto sembri, ed è proprio questo a rendere la lotta incerta: entrambi centravanti strutturati, fisici, abituati a giocare spalle alla porta e a occupare l'area piuttosto che ad allargarsi. Non c'è quindi la stessa logica di complementarità tattica vista in casa Fiorentina.  Tedesco avrà due opzioni con caratteristiche molto simili, il che rende la scelta una questione di condizione atletica e di rendimento in allenamento più che di piano tattico.


Dovbyk arriva con lo status di titolare designato sulla carta è stato preso per sostituire Castro.  L'ex Cagliari arriva dall'ultima annata alla Fiorentina con appena 4 gol e 1 assist in 32 presenze. 
Il Bologna, di fatto, ha scommesso su una coppia di attaccanti entrambi in cerca di riscatto dopo stagioni complicate  una scelta che a bocce ferme non premia nessuno dei due con un pronostico netto.


Cosa significa per l'asta

Kean: titolare inamovibile, punta di diamante viola, quotazione alta e da prendere con convinzione.
Pellegrino: comprimario strutturale più che semplice riserva la sua titolarità dipenderà dal tipo di avversario che la Fiorentina affronta.
Dovbyk vs Piccoli: qui la vera scommessa. Nessuno dei due va sopravvalutato in sede d'asta, ma vale la pena monitorare le ultime amichevoli e le prime due-tre giornate ufficiali prima di scegliere su chi puntare.
Consiglio pratico: se possibile, prendeteli entrambi a basso costo come coppia di scommesse, evitando di sbilanciarvi su uno solo prima dell'inizio del campionato.


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